Ελευθερώστε τον Γέροντα Εφραίμ

Sembra che la Grecia, all’avanguardia nella crisi economica, prima a cadere riducendo alla fame i suoi cittadini, desideri un altro primato.

Essere il primo stato europeo a colpire l’ortodossia nel suo cuore.

L’arresto del Ghèronda Efrèm, Igumeno del monastero di Vatopedi sul Monte Athos, è un gesto efferato di abuso di potere e violazione dei diritti umani, il suo significato di intimidazione è palese; la corte greca vuole compiacere il governo europeo circa la fine della sovranità del santo monte, e dopo aver montato un caso pretestuoso su proprietà che il monastero ha ceduto allo stato greco, è giunta all’arresto di un uomo anziano, malato, reduce da un logorante viaggio in Russia e soprattutto dichiaratamente disposto ad affrontare il processo in corso senza avvalersi dell’immunità che gli proviene dall’essere cittadino di una repubblica autonoma.

Qui, qui e qui

Al popolo greco e al popolo del monte Athos vanno tutti i miei auguri per quello che è successo e per quello che sta per succedere.

Αμάν… δεν έχω σπίτι πίσω για να `ρθω         Aman… non ho una casa dove tornare ούτε κρεβάτι για να κοιμηθώ                          né un letto per dormire                         δεν έχω δρόμο ούτε γειτονιά                           non ho strada né vicinato                       να περπατήσω μια Πρωτομαγιά                     per passeggiare un primo maggio
Τα ψεύτικα τα λόγια τα μεγάλα                      Le false e grandi parole                             μου τα ‘πες με το πρώτο σου το γάλα            me le hai dette col tuo primo latte       Μα τώρα που ξυπνήσανε τα φίδια                  ma ora che si son svegliati i serpenti εσύ φοράς τα αρχαία σου στολίδια                tu vesti le tue antiche uniformi           και δε δακρύζεις ποτέ σου μάνα μου Ελλάς   e non piangi mai madre Grecia         που τα παιδιά σου σκλάβους ξεπουλάς         che i tuoi figli svendi come schiavi
Τα ψεύτικα τα λόγια τα μεγάλα                      Le false e grandi parole                        μου τα ‘πες με το πρώτο σου το γάλα           me le hai dette col tuo primo latte        Μα τότε που στη μοίρα μου μιλούσα             ma quando parlavo col mio destino είχες ντυθεί τα αρχαία σου τα λούσα            avevi indossato le tue antiche vesti    και στο παζάρι με πήρες γύφτισα μαϊμού      ed al mercato mi ha preso come                                                                                                                                  scimmia Ελλάδα Ελλάδα μάνα του καημού                Grecia, Grecia, madre del dolore
Τα ψεύτικα τα λόγια τα μεγάλα                    Le false e grandi parole                        μου τα ‘πες με το πρώτο σου το γάλα           me le hai dette col tuo primo latte        Μα τώρα που η φωτιά φουντώνει πάλι       ma ora che il fuoco divampa                                                                                                                                nuovamente           εσύ κοιτάς τα αρχαία σου τα κάλλη             tu guardi le tue antiche bellezze          και στις αρενες του κόσμου μάνα μου Ελλάς    e nelle arene del mondo, madre                                                                                                                                          Grecia, το ίδιο ψέμα πάντα κουβαλάς                       trascini sempre la stessa menzogna.          Αμάν… δεν έχω άγιο γιά να προσκινώ           Aman… non ho santo da venerare  Ούτε καντίλι σ`άδιο ουρανό                          né una candela in un cielo vuoto          Δεν έχω ήλιο ούτε στροφεγγιά                       non ho sole né stelle                              να τραγουδίσω μια Πρωτομαγιά                    per cantare un primo maggio

31 pensieri su “Ελευθερώστε τον Γέροντα Εφραίμ

  1. Ciao Mario, felice di conoscere questo spazio. Dopo avermi dato dell’ignorante davanti a tutti quei vecchini che guardano il pelo negli occhi altrui, avrei dovuto risponderti per le rime. Se avessi letto il malloppo del binaghi (bun diavolo lui, ma quanto spreco di buone qualità…) avresti inteso il senso di quel ‘ellenico occidente’. Se ne vuoi discutere con calma, nel segno della buona creanza, sono naturalmente a tua disposizione.

  2. Ormai dovresti aver capito che quando qualcuno mi piace lo insulto, e se ti fa piacere posso spiegarti quello che intendevo e a cosa mi riferivo circa la “storia”.
    Binaghi è eccellente, ma si disperde in dispute senza uscita, spesso con controparti accademiche o inchierichettate, da anni è presente tra noi questa mezza discussione, ma la qualità dell’uomo prevale sempre, per questo mi sono incazzato quando ho visto che chiudeva.

  3. quindi sull’ ‘ellenico occidente’, nulla da dire? perfettamente allineato?
    Bhà. E’ la prima volta che capita. Lì per lì, come ho visto la h page di questo blog, m’è venuto da pensare a una presa di posizione più decisa. L’apparenza fotte!
    Comq la voglia rigirare, sono sicuro che dai mattoni di binaghi su ‘gnosi’ e ‘narrazione’ ti sia tenuto scrupolsmnt alla larga. Peccato! avresti potuto confutargli qualcosa di più preciso, dal momento che il sottoscritto non è stato ritenuto un interlocutore all’altezza.
    Avrei seguito il vostro dibattito con interesse. Non in buona compagnia. sicuro! però con grande interesse. Alla fine mi sarei almeno tolto di testa l’idea che il binaghi possa essere un buon diavolo davvero (nel senso di scrittore ), se limasse alcune contraddizioni palesemente inconciliabili con l’indole che dice di avere. a presto fpb

  4. Sai cosa si dice dell’ellenico? che è troppo orientale per essere occidentale e troppo occidentale per essere orientale, e di questo non vedo nulla nell’occidente, non vedo radici, ne nel cristianesimo originario, ne nella filosofia classica che viaggiava sempre tra ragione e mistero.
    Vedo invece quel pragmatismo barbarico carolingio che ha dominato l’europa occidentale dal medioevo, distruggendo tutto quello che non gli somigliava, destinando i resti più significativi, se ne erano rimasti, nei suoi musei.
    Questo modello machiavellico lo vedo trasversale, dalla curia alla loggia, dalla sezione di partito agli stadi, dai banchi di mutuo soccorso alle lobby di pedofili euromuniti di monopolio zecchino.
    E’ vero che l’ellenismo ha fornito il discrimine tra teocrazia espansionistica e civiltà dei diritti, ma e’ stato precipitosamente emarginato a favore di cartesiane certezze di bilancio e sfruttamento di materie prime altrui.

  5. Il tuo intervento sul binaghi’s blog meritava. sarei tentato di rispondere ma è meglio concentrarsi su altre questioni. Cmq non mi sento fra quei cento teste di cazzo che lo incensavano come il bue api. cme detto avrei apprezzato lo sforzo di ‘distruggere’ per ricostruire qualcosa di nuovo. Ho paura che invece si tratterà del solito brodo riscaldato. Comunque sia: auguri binaghi.
    Ma veniamo a noi.

    Quel che dici è pienamente condivisibile ma a mio modesto avviso ha il difetto di rimestare l’intruglio ‘troppo in superficie’, cosicché risalirne agli ingredienti diventa oltremodo difficile. Ma nella tua sbobba c’è del vero. Vedrò di attenermi ai limiti buon senso e dell’umana tolleranza. Già mi desti del logorroico sulla pubblica piazza, se ben ricordo.

    Comincerei col sottolineare in rosso vivido tre punti della tua analisi:
    pragmatismo barbarico
    modello machiavellico
    teocrazia espansionistica

    Converrai con me che tali accezioni rappresentino, in realtà, abiti mai smessi nella millenaria epopea del potere. Per non cadere nei lacci della retorica più prevedibile ( ho sentito parlare di: ‘appiattimento della storia’; ‘imbarbarimento dei costuni; ‘le cose vere vanno custodite’ , e via dicendo) vorrei spostare il punto dell’analisi indietro nel tempo, affinché possa esser meglio delineato un fattore decisivo nella definizione di corrispondenze (storiche) altrimenti inutili.

    IL modello ‘teocratico ellenico’ innalza vertice della sua parabola nella fase imperiale ma credo che il meccanismo culturale che ha fornito le fondamenta a questo processo omologante (che tu chiami universalmente ‘teocrazia espansionistica’) abbia formulato
    le sue premesse ideologiche molto prima dei natali dello stesso alessandro. mi son reso conto che l’ambiguità di taluni significati può inquinare il nostro confronto così come è avvenuto nelle dissertazioni con binaghi. Per questo motivo proverò ad attenermi a precisi riferimenti secondo i limiti di laconicità che giustamente reclamavi. Mica facile, però. Vediamo allora di procedere con un minimo d’ordine, stabilendo alcuni inamo-vibili paletti e un comune un compromesso d’intesa.

    Assodato che
    1) La storia dei popoli, specialmente quella dei loro conflitti egemonici, riporta delle costanti.
    2) Il decorso storico delle epoche imperiali prevede fasi propedeutiche (lunghe e instabili) in cui si costruiscono e si applicano modelli culturali ben precisi.
    3) I modelli culturali poggiano sullo zoccolo duro di ineludibili premesse ideologiche.
    4) Il meccanismo di induzione culturale è il mezzo con cui si radica un principio ideologico e lo si diffonde alle masse.
    5) La premessa ideologica si conforma quando la politica e la cultura agiscono in sinergia per malcelati scopi di opportunistmo politico (nel nostro caso di matrice pretta-mente espansionistica, ma non solo).
    6) Le premesse ideologiche rivelano la loro natura quando il fine ultimo finisce per determinare, attraverso gli strumenti dell’inculturazione, precisi modelli di omologa-zione sociale(situazione attuale).
    Occorrerebbe intendersi meglio su taluni concetti:
    a) cosa significa ‘premessa ideologica’?
    b) cosa significa ‘meccanismo di induzione culturale?
    c) cosa si intende per modello socialmente ‘omologante’?
    Comprenderai di sicuro che questa asciutta semplificazione può rivelarsi utile nel
    disegno di uno schema di partenza su cui annotare le derive di cui mi parlavi (riguardo l’ espansione alessandrina, la roma augustea, l’epopea carolingia, fino agli scempi dei giorni nostri. Può esser però utile ribadire che tutte queste varianti son generate da una radice comune) e che, una volta decontestualizzate, non ci metterebbero niente a svilire questo nostra disamina a mero esercizio di ampollosa e scontata retorica.

    • Nessuno ha incensato Binaghi, salvo il maestro di clistere, e poi è tutto lì da leggere, quello che non si può pretendere è che le persone cambino e diventino altro da quello che sono.

  6. Dunque, forse mi sono espresso male, posso ancora rimediare.
    Per “teocrazia espansionistica” intendevo l’impero persiano, nemico storico dell’impero romano divenuto poi romano “bizantino”, per usare una parola brutta e scorretta, ma tanto per capirci.
    L’ellenismo ha rappresentato il cuscinetto tra questo e il pragmatismo barbarico carolingio, che ha condizionato l’occidente invaso dai barbari, e di cui soffriamo ancora l’influsso, per questo citavo quella silloge tra oriente e occidente.
    Quindi non posso in nessun modo essere d’accordo con te sulle tue considerazioni, che trovo un po’ parziali, sull’impero romano ellenico.
    L’editto di Costantino è un documento che fa impallidire le carte dei diritti umani di anglosassone o parigina memoria, per civiltà, tolleranza e giustizia, e che inoltre è stato applicato, diversamente dai cartigli rivoluzionari dei sanculotti.
    Secondo, la separazione tra stato imperiale e chiesa non poteva essere più netta, eleggendo a suffragio la chiesa cristiana ortodossa i suoi ministri, i quali, per decreto costantiniano avevano pari dignità con l’imperatore e non erano soggetti a interferenze, interferenze che hanno sempre pagato duramente con persecuzioni quando qualche imperatore ha avuto il buzzo di mettersi alla pari con Dio.
    Quindi non si può parlare ne di teocrazia ne di espansionismo, anche perchè dall’insorgere della grande rivoluzione arabo islamica e poco dopo dalla presa di potere dei carolingi sulla chiesa di Roma, l’impero è stato decisamente sulla difensiva e non ha fatto altro che perdere territori, se si fa eccezione della breve parentesi di Giustiniano.

    Dal punto di vista imperiale invece e della storia ellenica, direi che il concetto di repubblica appartiene al pensiero greco, e che la catena di successione imperiale era tale avesse diritto di accedervi chiunque ne avesse e ne dimostrasse la capacità, e non solo il discendente di sangue in linea diretta, come avveniva nei clan delle popolazioni nomadi che scesero dalle steppe a far man bassa dell’impero.
    Non so dirti se Alessandro è stato un aggressore o un civilizzatore, certo dove è passato ha lasciato tracce di conoscenza e di civiltà che sono durate a lungo e senza manu militari, diversamente da Serse o dagli hittiti o più tardi dai crociati, per non parlare della “compagnia delle indie”, che dove sono pasati hanno lasciato solo sangue e desolazione.
    Un discorso a parte va fatto sul primo Islam, ma bisognerebbe conoscerne meglio l’abc.

    Ecco, poi sui meccanismi del potere possiamo trovarci d’accordo, senza però rinunciare alla distinzione tra un potere legittimo e una tirannide.

  7. @rififi 1: “non si può pretendere che le persone cambino e diventino altro da quello che sono”. Parole dense . Però c’è anche l’opzione che le persone cambino RIMANENDO QUELLO CHE SONO (se non ti secca, uso il maiuscolo perché non c’è sottolineatura), in altri termini, che si rinnovino lasciando intatti i LORO principi. Dicesi anche: riscatto, redenzione, emancipazione. Di sicuro è più saggio ‘non aspettarsi mai niente dal prossimo’. Buon consiglio!

    @ rififi 2
    ERRATA CORRIGE
    in effetti c’è stato un ‘teocratico’ di troppo anche da parte mia. Nella prima frase in cui compare fa pure come se non ci fosse (il modello ‘teocratico’ ellenico evidentemente non è mai esistito.). Per il resto il discorso mi sembra comprensibile, anche se per il momento procediamo su binari ben distanti. Vediamo se si attiva il raccordo. Ma ho bisogno ancora di qualche piccola delucidazione.
    Intanto preciso:
    i miei riferimenti partivano dalle origini dell’ellenismo propriamente detto, e riguardavano quell’insieme di leggi, codici (filosofici, artistici e religiosi) e valori diffuso nella grecia pre-socratica e adottato successivamente nella cultura imperiale dei cesari (detta appunto per questo greco-romana). Il periodo è pressappoco quello che va da alessandro magno alla nascita di Cristo. Per questo motivo – sebbene inascoltato – ho ribadito più volte di ‘voler spostare l’analisi indietro nel tempo’ o di
    ‘premesse ideologiche antecedenti alla nascita di alessandro magno’.

    Precisato ciò, dico subito che la tua risposta non mi fornisce i presupposti per andare avanti. La tua sintesi si snoda su posizioni squisitamente accademiche di cui non sembri volerti preoccupare nonostante la mia premessa. Così facendo ci inoltriamo nel dedalo dell’incomprensione in cui ciò che dici sarà preso per buono in base al tuo attestato di autorità. Tutto molto borghese! ma se non segui la dinamica da me proposta e non ne delinei una a te più consona, il nostro scambio finirà nel solito bla bla inconcludente. Come è stato con binaghi che a una chiara interrogazione di due blogger, ben articolata su basi critiche, ha risposto con due parole e una emerita cazzata (“ pascal ha detto una sciocchezza” – secondo lui . Poco preoccupato che la stessa ‘sciocchezza l’abbia proferita perfino paolo di tarso e, più di recente, una nutrita schiera di scienziati. Curioso eh?).
    Da lì ho cominciato a capire quanta poca umiltà vi fosse nelle sue parole e, incoraggiato dalla strafottenza di molti farisei benpensanti che galleggiavano nel suo sito, ho preso a declinare i miei interventi nel gergo del trivio. Se avessimo continuato sarei partito perfino con i bestemmioni di capodanno (eppure son credente! Pensa un po’.) Insomma mario, potrei risponderti per le rime in dieci righe di analisi che avresti così modo di definire, con cognizione di causa, ‘superficiali’, ma per il momento non lo farò, nell’attesa di una risposta più attinente alle domande del mio post.
    La questione che sto introducendo, qui come col binaghi, riguarda la contaminazione culturale. Mi domando e ti domando, a fronte di una indagine seria, se nelle tue ricostruzioni ti poni il problema che i testi accademici passino cazzate belle e buone, del tutto improponibili, fuori da uno schema rappresentativo proprio dell’autore. Ma è l’ideologia dominante a determinare le sue autorità non la logica! Così funziona l’accademia. Ciechi guidati da ciechi, per l’appunto (nietzsche, a scanso d’equivoci).
    Il buon binaghi, questo invece l’aveva capito bene, anche se non gli sembra affatto un problema impellente. Invece lo è! Io ti dico altresì: E’ FONDAMENTALE RENDERSI CONTO DEL LIVELLO DI MANIPOLAZIONE RAGGIUNTO ALL’INDUZIONE CULTURALE (OPHS!, scusa il maiuscolo).
    Non chiudo con ricostruzioni approssimative, come potrei e come hai fatto tu (daiiii, certe definizioni sono davvero ingenue), esponendo il fianco alla tua vivace vena polemica. Sta a te stabilire il binario di questa scambio di vedute, ovvero fornire una risposta/lasciapassare ai 6 punti che riporto ancora qua sotto. (se me ne passi uno solo o due, intenderò che non condividi gli altri.)

    1) La storia dei popoli, specialmente quella dei loro conflitti egemonici, riporta delle costanti.
    2) Il decorso storico delle epoche imperiali prevede fasi propedeutiche (lunghe e instabili) in cui si costruiscono e si applicano modelli culturali ben precisi.
    3) I modelli culturali poggiano sullo zoccolo duro di ineludibili premesse ideologiche.
    4) Il meccanismo di induzione culturale è il mezzo con cui si radica un principio ideologico e lo si diffonde alle masse.
    5) La premessa ideologica si conforma quando la politica e la cultura agiscono in sinergia per malcelati scopi di opportunistmo politico (nel nostro caso di matrice pretta-mente espansionistica, ma non solo).
    6) Le premesse ideologiche rivelano la loro natura quando il fine ultimo finisce per determinare, attraverso gli strumenti dell’inculturazione, precisi modelli di omologa-zione sociale(situazione attuale).

  8. Concluderò PER OGGI, raccontandoti due episodi che mi sono capitati nelle ultime dodici ore. In questi aneddoti, poco più di una fuliggine galleggiante nel mare impestato dell’informazione borghese, c’è tutto quello che volevo dirti.

    FIRST ) H. 07, 30 am. In un bar del centro.
    Io)- Antò, mi passi un cappuccio? – chiedo
    Antonio) – Et voilà. – fa lui – Servito! Bhè, come sono andate le vacanze? Per me un vero supplizio, ho sudato qua dentro fino alla sera della vigilia.
    Io) – Che spirito – dico – ! Poco senso del Natale, ma molto senso del ‘dovere’. Bhà. Al tuo posto avrei già fatto fallire l’intera baracca. Non ce la farei proprio a tenere i tuoi ritmi. Non sono tagliato per certe cose.
    Antonio) – E chi lo dice? Se ti mettessero alla guida di un Jet, e nel portafoglio un bel gruzzolo, impareresti subito anche tu! Non dubitare. Non credi? – mi fa.
    Io) – Antò – dico – io ti parlo di vita e tu di meccanica aerospaziale. (cartesio è fra noi , dunque. Più di prima. Più che mai! Ma se non vuoi beccarti inverosimili malloppi, ti consiglio di non entrare in argomento.)

    SECOND – dialogo sull’epifania con una bambina
    Io) – Auguri per domani eh! Buona befana! – dico.
    La piccola) – Grazie. Anche a voi – dice lei.
    Io) – Ma lo sai che è una festa religiosa? si festeggia un fatto accaduto tanti anni fa.
    La piccola) – Davvero? Non so.
    Io) – Ci vai al catechismo ogni tanto?
    La piccola) – Eccome. Da cinque anni . Tutti i sabato. – Dice.
    Io) Ah! Da cinque epifanie,- dico -. E nessuno t’ha mai informato?
    La piccola) – Di cosa?. – .
    Io) – Dell’Epifania. Ma non te li fanno gli auguri in quel posto?
    La piccola) – Sì. Sempre – .
    Io) – E che ti dicono? – Chiedo ancora.
    La piccola) – Buona Befana! . – dice lei.

  9. Avevi qualche speranza che il catechismo facesse breccia dell’ignoranza massificata?
    in questo momento il primo che manderei al catechismo è Binaghi, che il 6 di gennaio mi parla dei re magi, ma è un campo specifico e esula in questo momento dai nostri argomenti.

    Vediamo un po’

    1) La storia dei popoli, specialmente quella dei loro conflitti egemonici, riporta delle costanti.
    La vita, riporta delle costanti

    2) Il decorso storico delle epoche imperiali prevede fasi propedeutiche (lunghe e instabili) in cui si costruiscono e si applicano modelli culturali ben precisi.
    Questo è vero, ed è naturale, quello che fa la differenza è la natura dei modelli, per esempio, la libertà di culto, (insieme all’editto di milano bisognerebbe citare anche il rotolo di Ciro il grande), è un modello culturale che il popolo accoglie e mette in pratica, l’iconoclastia è un abuso di potere che si fonda su un’eresia che il popolo non accetta e che è costretto a subire.

    3) I modelli culturali poggiano sullo zoccolo duro di ineludibili premesse ideologiche.
    Qui non ti seguo, per una ragione precisa, cioè che le premesse ideologiche sono una categoria ideologica, mentre ci sono modelli culturali che procedono dal naturale portato formale di un popolo, altri discendono dalla sua religione, e non rientra secondo me, se non nelle sue degenerazioni, nell’ambito delle ideologie, ma delle realtà increate.
    Che poi ci siano regimi che cercano di trasformare la religione facendone uno strumento di potere è vero, ma non cambia ne diminuisce la bontà della forma originaria della religione autentica

    4) Il meccanismo di induzione culturale è il mezzo con cui si radica un principio ideologico e lo si diffonde alle masse.
    Sono daccordo, fatto salvo il punto precedente, cioè sono d’accordo sul fatto che i regimi dispotici cercano di travisare la cultura naturale di un popolo per condizionarlo e opprimerlo, da Carlo magno a Hitler e ancora oggi in modo semisoft, si fa così.
    La “primavera araba” ne è un esempio lampante.

    5) La premessa ideologica si conforma quando la politica e la cultura agiscono in sinergia per malcelati scopi di opportunistmo politico (nel nostro caso di matrice pretta-mente espansionistica, ma non solo).
    Anche qui, è necessario distinguere l’espansione di una cultura nel momento della sua vitalità massima, e il potere insaziabile di istituzioni illegittime, o istituzioni che hanno deviato dal loro compito.
    L’Islam ad esempio creò un senso unitario talmente forte nelle popolazioni arabe che si espanse incontenibilmente, anche con mezzi discutibili, ma lo fece secondo una spinta naturale.
    Le crociate mascherarono con pretesti religiosi una guerra puramente espansionistica e mercantile.

    6) Le premesse ideologiche rivelano la loro natura quando il fine ultimo finisce per determinare, attraverso gli strumenti dell’inculturazione, precisi modelli di omologa-zione sociale(situazione attuale).
    Sono d’accordo, distinguendo tra premesse ideologiche, cioè concezioni umane che vogliono modellare la società secondo un’idea, vecchia o nuova che sia, e realtà culturali ataviche su cui si modella la forma di governo.
    Il fatto che queste oggi (forse) non esistono più, o che se esistono sono numericamente insignificanti, non cambia il discorso sulla legittimità.

  10. Non ho capito a quale dei dibattiti sul ricchissimo blog di Doctor Blue vi riferite (essendo sobriamente intervenuto anch’io ed essendo un autodidatta, mi potrei ben definire al massim un incherichettato), ma anche qui le analisi sono interessanti e l’idea che la Grecia sia la punta dell’iceberg che sarà il nostro destino, non è poi così lontana dal vero.

  11. ciao mario, ci sono ancora eh!. prima di continuare volevo sapere se con binaghi avete concluso, là sul thread della narrazione. Ho trovato molti collegamenti col discorso intrapreso, qui con te. Ecco, tanto per capirci, non vorrei proprio concludere in quella maniera, cioè con un dialogo fra sordi in cui non mi è parso di aver visto sostanziali cambiamenti dalle reciproche posizioni di partenza. Ambisco invece a trarre nuovi elementi da questo confronto, sebbene di più umile livello accademico. così come ho avuto modo di fare – aldilà di quel che potresti ritenere – anche dalle non-risposte che mi ha gentirmente non-fornito il buon binaghi (non so se hai seguito l’intero decorso dicembrino del ‘mea culpa’).
    cercherò di rimettere insieme i pezzi dal punto in cui ci siamo interrotti causa festività domenicale. Vedo che mi hai fatto ‘passare’ cinque punti su sei, pertanto credo che si può, senza fretta, pensare di poter riprendere da lì.

    una richiesta: Mario, se ritieni di non essere particolarm attratto dagli argomenti che vado proponendoti, non hai che da dirlo. Io , come sono entrato, esco senza problemi. Serenamente, con un grazie e una stretta di mano per la buona accoglienza.

  12. E’ quasi un dibattito personale tra me e Fabio, lycos, nato sul post in cui il Binaghi si riprometteva di lasciare le scene, sul quale alcuni di noi hanno avuto l’insana idea di farlo desistere.
    Il nostro destino non sarà mai quello della grecia, perchè la grecia non ha la degenerazione sociale e culturale dell’italia, è vero che il numero di parassiti è elevatissimo, ma la parte sana di quel paese ha risorse interiori che noi ci sogniamo.

    Fabio, devo essere sincero, a me piacciono poco le discussioni e amo le conversazioni, non voglio avere ragione a tutti i costi, ma mi fa piacere esprimere il mio punto di vista.
    Certamente preferisco parlare di amore che di politica, quindi non vedere nelle mie reticenze un’ostilità verso quello che dici.
    A me la crisi interessa soprattutto da un punto di vista culturale e spirituale, cioè nel riflesso che ha nelle coscienze, non ho interesse a scovare colpevoli, anche se cerco di prendere atto di tutto quello che succede, quindi difficilmente cambio la mia visuale, cerco invece di ampliarla o approfondirla, ma sempre per una migliore prossimità all’aspetto umano.
    I tuoi argomenti sono interessanti nel momento in cui diventano tuoi, nel senso che li hai maturati tramite un’esperienza e non soltanto mettendo insieme delle informazioni che collimano con le tue idee, quindi le risposte che io posso dare sono delle precisazioni sul punto di vista, in modo da capire dove porta il discorso.
    Nelle domande che hai posto mi sembra che tu cercassi soprattutto delle conferme ad alcune tue idee e io questo non posso farlo per le ragioni che trovi nelle mie risposte, questo dipende dal mio interesse per il livello umano e spirituale, o culturale, e il mio quasi completo disinteresse per il livello politico essendo io fondamentalmente un anarchico da quel punto di vista.

  13. detto ciò, andrei avanti con la mia disamina, anche a favore di lycopodium.

    Dunque mario, ti ricordo che tutto principia dalla tua puntigliosità. Così mi apostrofasti sul post nuonero 93 del thread ‘MEA CULTPA’ (DOCTOR BLUE) in riferimento al mio accostamento fra ellenismo illuminismo e cultura occidentale:

    “ .ELLENICO? FRANCO BARBARICO DIREI. SCUSATE LA PUNTIGLIOSITA’ MA LA STORIA SAREBBE OPPORTUNO STUDIARLA “.

    Credo sia stato molto utile approdare ad un comune stato d’intesa sui significati..
    Dopo il tuo avvallo (mi hai fatto passare cinque significati su sei) mi son chiesto come ti siano potute sfuggire le palesi corrispondenze culturali fra l’ellenismo dell’epoca imperiale e il mondo romano e da li alle successive dinamiche politiche delle monarchie espansionistiche, fino al potere temporale della chiesa e le derive illuministiche su cui si sono edificate tutte le premesse ideologiche dell’epoca napoleonica coi suoi FALSI valori di ‘fratellanza’, di uguaglianza sociale e del diritto dei popoli all’autodeterminazione. Da Questa fase in poi credo non abbia invece trovato resistenze a ricollegarti all’attuale contesto socio- politico. Ho detto ‘falsi valori’ perché quelli che si proclamavano (ideologicamente) valori laici derivano, papale papale, da analoghi principi cristiani promulgati millesettecento anni prima nel contesto socio-politico egemonizzato dalla greco-romanità. ‘Falsi’ dunque perché cagionati da una confusione di principio. E’ la modalità divulgativa che fornisce una garanzia etica, non tanto il significato letterale (infatti il modo di intendere i concetti di uguaglianza, fratellanza e libertà è – in senso generale – il medesimo). Da un lato – la modalità cristiana – ha fatto leva sul valore del buon senso, della logica e nella fiducia verso la porzione buona e spirituale dell’animo umano, dall’altro si è seguita la modalità di inculturazione coatta e della prepotenza egemonica sull’indicazione di un costrutto scientifico legittimato dalla concezione antropologica dell’uomo bestia (codificata più tardi in termini scientifici dal darwinismo).
    E’ chiaro che secondo le premesse precedenti l’uomo cogitante (emancipato dallo sviluppo tecnologico?) rivendichi pregiudizialmente il ruolo ‘salvifico’ di civilizzatore supremo e quindi del portatore di valori. Tutto ruota dunque su premesse costruite e avallate da vari approcci scientisti (fisica newtoniana, deduzionismo, darwinismo etc…) . L’autorità cattedratica la fa da padre-padrone e poco importa se l’apporto repertologico non si dimostra coerente. Tutto ciò che non rientra nel costrutto della linearità accademico-ideologica viene bellamente spazzato via o tacciato di ‘irrilevanza scientifica’ e in molti casi sottratto all’attenzione pubblica. Dobbiamo ritenere dunque che anche il buon carlo magno abbia attinto il codice etico della sua ‘barbarica’ indole sovrana, da fattori e condizioni determinatesi in precedenza. E che le abbia traghettate alle civiltà successive con la forza delle armi e della letteratura cavalleresca e degli arazzi celebrativi (tecnologia, arte e letteratura ). [continua]

  14. [segue]
    Riguardo le relazioni fra ellenismo e illuminismo, credo che Adorno abbia effettuato sopralluoghi meglio motivati e argomentati dei miei. In odisseo – ad esempio – egli vede il precursore assoluto dell’ individuo borghese. Come dargli torto?
    Ed ancora: “ La sussunzione di ciò che è di fatto, vuoi sotto la favolosa preistoria vuoi sotto il formalismo matematico (qui ho motivo di contestare solo il termine che sostituirei con ‘ formalismo scientifico, tutt’al più euclideo), la relazione simbolica dell’attuale all’evento mitico nel rito o alla categoria astratta della scienza, fa apparire il nuovo come predeterminato, che è così – in realtà – il vecchio”.

    Una volta appianate le nostre divergenze potremmo dedicarci ad una miglior analisi delle tesi di binaghi (sulla narrazione), laddove mi è parso di scorgere un leggero vizio di concetto. Chiedo un aiuto per confermare o negare questo mio dubbio.

    PREMESSA: Sembra allora del tutto ragionevole pensare che l’opera di ‘commento’ dei testi antichi (si pensi ai testi sacri e all’intepretazione che ne hanno fatto i padri della chiesa (la PATRISTICA per l’appunto)). Non dico che abbiano potuto subire una manipolazione, ma una INTERPRETAZIONE SPECIFICA direi di sì. In altri termini mi sembra prudente domandarsi quale modelli e quali filtri esegetici si siano potuti frapporre fra la nostra cultura e l’apporto divulgativo operato dalla cosiddetta patristica di cui riporta cenno il binaghi. In definitiva occorre riflettere a fondo sugli aspetti/espedienti possibili nel verosimile filtro venutosi ad interporre nel procedimento di trasmissione e ‘decriptazione’ semantica dei dati primitivi.
    Le questioni di fondo che sto cercando di proporre all’attenzione di mario e valter (anche se mi sembra che quest’ultimo sia bell’e che andato) sono allora le seguenti:
    1)La cultura moderna si è accollata, quasi inconsapevolmente, narrazioni e significati ritoccati secondo una traccia, o quantomeno interpretati, secondo un preciso orientam culturale, oppure no?
    2) Condiviso ciò, dobbiamo necessariamente chiederci quale indirizzo culturale e quali criteri interpretativi siano stati applicati dai padri della chiesa nei commenti e nelle spiegazioni delle narrazioni antiche.
    3) Interpretazione e simbolizzazione rappresentano procedimenti analoghi e interscambiabili nella trattazione dei testi evangelici, oppure occorre addurre necessari distinguo?

    Mario, mi sembra che tu abbia cautamente stigmatizzato parte di questi problemi su doctor blue ma non mi sembrato gli siano state dedicate risposte soddisfacenti. Almeno per me.

    Così m.pandiani su doctor blue: “ Dostoevskij e Tolstoij scrivono da grandi scrittori, ma uno è cristiano l’altro è un teoSOFISTA,

    E poi di seguito pandiani a binaghi: “ Non capisco neanche a cosa ti riferisci con mito, storia e filosofia, consideri i vangeli mito, la scolastica storia e la moderna teologia filosofia? io la vedo diversamente…” a presto fpb

  15. Leggo solo dopo aver postato. Evidentemente siamo sincronizzati.
    Dai due interventi capirai che non faccio politica ma cerco solo di cogliere un senso etico delle cose. Credo che molte, forse tutte, le confusioni del nostro tempo, prendano spunto da una contraffzione di significati di cui cerco l’origine. Non c’è retorica nelle mie parole. Rilevo questo mio dubbio anche dalla facilità con cui usi un termine a cui son affezionato. Sono sicuro che alla fine converrai con me che l’anarchia non ha nulla a che vedere col disordine negativo che ci hanno abituato a temere ma piuttosto con la libera scelta di una presa di responsabilità. ciao

  16. Comincio, ma non riesco a finire oggi.
    L’ellenismo è un ambiente, non un’idea, un ambiente in cui ha preso dimora la civiltà come oggi la consideriamo nel suo senso positivo.
    L’impero greco romano, anche nei suoi periodi di espansione, non ha mai posto i valori religiosi come ragione di conquista, ma la pace imperiale, e la civiltà in quanto libero scambio tra i popoli compresi nei confini dell’impero.
    Non ha mai considerato i cittadini dell’impero su classi diverse, ma tutti allo stesso titolo “cittadini romani”.
    Che poi questo nel mondo antico avvenisse con le coorti è perfettamente connaturato alla natura del potere terreno.
    La profonda distinzione che spezza questa concezione di civiltà è il medioevo barbarico in cui la società viene divisa in classi impermeabili tra loro e il potere diventa appannaggio esclusivo di una discendenza di sangue.
    La prima conseguenza da un punto di vista culturale e spirituale è che la chiesa non è più riconosciuta come appartenente ad un altro ordine di realtà, ma viene sottomessa diventando strumento di potere e i suoi teologi diventano per ciò stesso degli ideologi chiamati a giustificare questo nuovo stato, fino a quando per variazioni storiche non diventa stato feudale anch’essa, la chiesa “franca”, secondo gli stessi modelli.
    Quindi non vedo il senso di considerare le “buone intenzioni” cristiane come qualcosa di fondante per capire cosa è e che ruolo ha il cristianesimo nella storia.
    (continua)

  17. E’ una follia tipicamente moderna disgiungere la parola etica dalla parola politica, ma capisco quello che vuoi dire, secondo me il problema è che cerchi di arrivare all’origine partendo dalle contraffazioni, ma l’origine è perfettamente attingibile, nei luoghi in cui viene praticata e dentro di te, anche se interiormente è confusa con troppe sovrapposizioni concettuali, siamo stati bombardati fin dalla più tenera età da messaggi ambigui e fuorvianti circa la felicità e le ragioni della vita, dunque non restano che i luoghi per cominciare a far chiarezza.

  18. Allora, parlando di valori “condivisi” dall’illuminismo e dal cristianesimo è opportuno notare che mentre nel libero pensiero questi valori sono alla base della convivenza sociale, nel cristianesimo sono solo conseguenze del vivere cristiano, questo ne cambia completamente la natura, perché nel primo caso sono norma astratta che vale per tutti anche se non corrisponde sempre a quanto sentono gli individui, nel secondo caso sono frutto di un’esperienza quindi acquisizione permanente della persona.

    Ogni volta che si è usata la libertà cristiana per costruire delle norme lo si è fatto per ottenere un potere più forte, infatti i moderni regimi liberisti hanno fatto molto più leva sul senso di colpa delle persone che sulla minaccia di ritorsioni e cosa che non si è mai verificata nella storia sembrano dominare tutto il mondo, quindi non avere nemici, si potrebbe quindi parlare del compimento della parodia del cristianesimo

    Odisseo, Plotino lo vedeva diversamente da Adorno, lo vedeva come immagine del cammino mistico verso la realizzazione dell’uno, gli dedica addirittura un libro; L’antro delle ninfe.
    Adorno muove una critica alla borghesia da una posizione che è una derivazione della borghesia, il marxismo nasce dai valori fondanti della borghesia e vorrebbe reciderne le radici completamente.

    Detto questo mi rifiuto categoricamente di discutere sulla mia zattera delle tesi di Valter sulla narrazione, e neanche a casa sua lo faccio, lo stretto rapporto che c’è tra grano e zizzania è ben argomentato da chi l’ha formulato la prima volta, se c’è del grano, se c’è, estirpare la zizzania sarebbe fatale, non potrei mai paragonare la sapienza dei Padri con quello che genericamente la teologia cattolica chiama patristica, per la semplice ragione che in questo caso ci sono “padri” che si contraddicono apertamente, quindi diventa un esercizio sterile di esegesi.

    Per me i Padri sono quelli che rimangono fedeli ai primi sette concili, cioè alle determinazioni che la chiesa tutta si è data e che sono, non per adesione intellettuale, ma per esperienza diretta, concordi tra loro.

    L’ortodossia attribuisce il titolo di “Teologo” solo a tre santi, a cui si aggiunge il “primo” teologo che è il ladrone buono sulla croce, in quanto la teologia è un’esperienza e non un titolo di studi.

    In ogni caso cerco di rispondere ai tuoi tre quesiti, ma tieni presente che questo non è un blog filosofico o teologico o politico, ma un luogo di racconto quindi le analisi, disanime e ancorpiù le polemiche, se non sono scazzottate tra amici, non ci stanno bene:

    1)La cultura moderna si è accollata, quasi inconsapevolmente, narrazioni e significati ritoccati secondo una traccia, o quantomeno interpretati, secondo un preciso orientam culturale, oppure no?

    Lo ha fatto consapevolmente e inconsapevolmente, (in quanto c’è stata una cesura radicale tra governanti, clero e popolo), fino a modificare arbitrariamente alcune cose, anzi molte, pensando a volte di migliorarle.

    
2) Condiviso ciò, dobbiamo necessariamente chiederci quale indirizzo culturale e quali criteri interpretativi siano stati applicati dai padri della chiesa nei commenti e nelle spiegazioni delle narrazioni antiche.

    I padri ortodossi non facevano un’esegesi delle scritture, ma, come dicevano loro; la scrittura è un sole, se la guardi direttamente ti accechi, le parole dei padri sono lo schermo attraverso il quale puoi guardare quella luce, questo non dipende da un esercizio esegetico di comparazione, ma dall’esperienza dell’aver messo in pratica le scritture per poter guidare chi lo desidera sulla stessa via.
    i Padri non scrivevano i discorsi degli imperatori con cui erano a volte in aperto contrasto, e la coerenza di quanto hanno insegnato i primi monaci del deserto è pienamente riscontrabile ancora oggi presso quelli viventi.
    E’ diverso conoscere una strada sulle carte geografiche ed averla percorsa.

    
3) Interpretazione e simbolizzazione rappresentano procedimenti analoghi e interscambiabili nella trattazione dei testi evangelici, oppure occorre addurre necessari distinguo?
    Vale quanto sopra, si tratta di esperienza viva, non di metodi interpretativi, eremiti e patriarchi hanno avuto la stessa esperienza e ne hanno tratto indicazioni del tutto simili, anche se applicate a contesti differenti, ma tutto quello che troverai nei padri autentici ti riporterà inesorabilmente a te stesso e non ad un sistema di norme che valgono per tutti, tieni anche presente che nell’ortodossia, (quindi fino all’anno mille era così anche in occidente), c’è una sola spiritualità, l’esperienza della ricerca di Dio non è diversa per un monaco, per un vescovo o per un qualunque artigiano o contadino, quello che cambia sono solo le condizioni diverse in cui vivono che consentono a chi ha scelto la strada monastica di dedicare a questo tutto il suo tempo, mentre chi ha un lavoro e una famiglia deve mediare con le sue responsabilità, ma i mezzi e gli insegnamenti sono esattamente gli stessi, facendo eccezione degli aspetti tecnici della vita cenobitica o eremitica, che però si possono facilmente trasporre nella vita di tutti i giorni, quindi sono anch’essi un insegnamento per chiunque.

    Ecco tutto, non ho molto di più da dire, soprattutto non ho interesse ad approfondire le differenze tra questa o quella chiesa, e neanche fare il processo alle intenzioni di chi ha fatto di tutto per cancellarne il messaggio originale, sarebbero discorsi che allontanano e non avvicinano.

    Come diceva Bob Marley della musica e della politica; La musica unisce le persone, la politica le divide.

  19. Seguo con interesse lo scambio di idee tra te e Fabio, e pur sapendo che non è un blog filosofico o teologico o politico, ti sarò grato se potessi chiarirmi questo tuo concetto “L’ellenismo è un ambiente, non un’idea, un ambiente in cui ha preso dimora la civiltà come oggi la consideriamo nel suo senso positivo.”
    “La civiltà come oggi la consideriamo nel suo senso positivo”: è un qualcosa di immaginario che non possiamo riscontrare nella realtà odierna, è il limite verso cui tende l’umanità, oppure in che ambito la possiamo vedere materialme nella vita di tuti i giorni?
    ti ringrazio
    Efisio

  20. grazie mario. un raro esempio di discussione pacata in cui, mi rammarico di non aver potuto lasciare un pegno in cambio di quanto ho invece potuto rubacchiare qua e là dalla tua/vostra preparazione.

    Sulla patristica, in effetti mi ritrovo spiazzato, vittima di quell’inquinamento semantico che finalmente vedo da te ammesso e condiviso.
    perdonami se definisco ‘ingenue’ le prime righe del primo troncone della tua lunga replica ( quello del giorno 10 gen.) e se le reputo disomogenee rispetto alla intensità delle successive disamine, ma non penso riguardino il nodo della faccenda.

    Devo solo aggiugere, con tutta l’umiltà che posso, che la raffigurazione forte che proponi sulla necessità di un filtro ai raggi della luce del verbo divino è un paradosso improponibile per un buon credente. Nemmeno per me che come credente sono un pò vile. capisci bene che nell’incarnazione è racchiuso per intero il senso della schermatura che il Cristo ha fatto con la propria carne affinchè la luce divina non solo non accecasse, ma addirittura non incenerisse l’uomo corrotto dal male. Attenzione: ‘male’ necessario, sia chiaro, per acquisire la caratteristica che più ci rende somiglianti al Padre: la libertà. Mi spiego. Il cristiano è libero perchè può sbagliare, la salvezza non gli è garantita, ma gli è garantita la comprensione immediata del percorso da seguire (non servono sacre imboccate). Senza la libertà, la possibilità (ma Pascal direbbe la probabilità) di cadere nella corruzione, sarebbe nulla e l’uomo ridotto alla stregua di un animale, sebbene pienamente salvo. Salvo, ma in tal caso non simile al Padre. E’ semplice ! Non ci sono regole speciali da seguire. L’esempio è Unico e Universale.
    L’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo altro non è che la fine della necessità di intermediari (sacerdoti) tanto importanti per il tesoro del tempio, ma non per lo Spirito in esso venerato. Allo stesso Pontefice è stato assegnato il compito di lasciar passare la Parola (non di veicolarla su o dentro di sè
    corrompendola e alterandola ). Deve cioè consentirle l’ accesso come un ponte deve consentire il cammino dell’uomo, preservandolo dalle insidie dell’acqua. Ecco perchè è importante l’incontaminazione.
    Evidentemente il concetto di filtro prelude una necessità di mediazione valida in altre confessioni ma che la cristianità, in quanto tale, non contempla. Il filtro della parola di Dio è solo Gesù fattosi uomo. Si deve partire necessariamente da qua. La raffigurazione di un uomo che splende tanto da accecare gli altri uomini ne uscirebbe blasfema, non conforme al significato di universalità temporale e spaziale della parola di Cristo la cui testimonianza deve essere accessibile a tutti, in modo diretto e uniforme.
    Nemmeno ai Santi è dato di filtrare (seppure a scopo cautelativo) la parola di Cristo, nemmeno loro si pongono nella posizione di mediare, ma solo in quella di perpetuare un disegno, una traccia ispirata, tant’è che molti sono stati dei gran pezzi di ignoranti. Sebbene non sia in discussione la loro altissima levatura, essi non fanno che dare l’esempio senza aver nulla da spiegarci, perchè la strada già
    ce l’ha insegnata Cristo in terra con parole semplici, con parole tanto umane che
    siamo stati lasciati liberi di credere o meno. ora ti saluto definitivamente

    ps: ancora non ho capito se è da ignoranti ritenere di esser stati culturalmente ‘condizionati dai valori dell’ellenismo’ , oppure no. Però va bene lo stesso. ciao a presto fpb

  21. Efisio, tutte le volte che ci si parla senza secondi fini, presentando le proprie posizioni senza voler convincere l’altro, siamo in quell’agorà, siamo nella civiltà ellenista, nel rispetto, in quell’ambiente universale in cui Dio sembra aver voluto travasare le ricchezze della promessa che sembrava destinata al solo popolo di Israele.

    O Fabio, oltre a non essere un blog filosofico non è neanche l’ambone per fare omelìe, mi scandalizzi i cialtroni che vengono qui a bere dalla mia cantina per ubriacarsi e cantare canzonacce, o gli atei che gli viene l’orticaria a sentire discorsi così ispirati, quelli che passano per una poesia o per una canzone e a sentir l’odor d’incenso tossiscono fino a sboccarmi sulla moquette o sui divani, e anche a sentir parlare del papa c’è chi sgignazza, ma alcuni la prendono anche male.
    Quello che dici dei testi è anche vero, basterebbero quelli, se fossimo puri come colombe e sottili come serpenti, ma siamo un gran casino, siamo dei cazzoni che vedono i loro desideri prima dei loro fratelli, e con la Scrittura capita che qualcuno ci abbia ammazzato la gente, in senso figurato e in senso letterale.
    Io credo che abbiamo bisogno di una guida, più ancora della scrittura, ne abbiamo disperatamente bisogno, e i padri, specialmente quelli viventi, lo sono, questa è, a mio parere, la vera tradizione apostolica vivente.

    Ora ragazzi, se volete continuare, spostiamo la sede di questa discussione, anche in rispetto del post che si riferisce a drammatici fatti e a persone che mi sono particolarmente vicine.

  22. grazie mario, con te si ride e si apprende. Un vero piacere. Ti seguo sempre,
    anche se solitam non intervengo, ma se tì va di movimentare un pò la sala, ti basta farmi un fischio. .

    Però la mazzatina finale la tiri sempre eh? Vabbuò, data la tua età, per rispetto, me la tengo.

  23. Mario, ti ringrazio per l’attenzione che hai concesso alla mia domanda, ma particolarmente per la tua risposta che mette in risalto le caratteristiche dell’ellenismo,che, per me, riducono e limitano l’uomo a uno scarno e asettico parlare.
    Ti saluto definitivamente
    Ancora grazie
    Efisio

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