Visione naturale della poesia secondo gli slavi

Tempo fa, sul blog di mirumir, che periodicamente visitavo, come da giovane certe case inusuali, e su cui trovo oggi questa frase che è icona del nostro esilio informatico e frutto della miglior genìa blogger:

Dopo dieci anni di manutenzione, Splinder oggi chiude.

visitando questa casa, dicevo, trovai questo, e lo tenni, oggi desidero condividerlo:

Visione naturale della poesia secondo gli slavi

 

[Visto che di Kruglov è stato tradotto molto poco, e non questa poesia, vi tocca leggervi la mia traduzione: ma se riesce a non intralciare troppo l’originale non sarà un post buttato via. Il titolo richiama quello della fondamentale opera di Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev – il grande studioso della fiaba russa – Visione poetica della natura secondo gli slavi, 1865-9].

 

Visione naturale della poesia secondo gli slavi

di Sergej Kruglov

 

La creazione poetica è nera tenebra.

Vicolo cieco, punto morto, gola, buco.

Casa abbandonata, villaggio fantasma, folto del bosco in notte senza stelle, pozzo isolato, sacco sulla testa (e colpo); armadio e naftalina (e strega, babau, mano nera, che invisibile scruta dal buio).

Le sono soggetti i solitari soltanto, i bambini malati, i bambini spaventati, menomati, i bambini ciechi,

i bambini con le gambe paralizzate, con vizi cardiaci congeniti,

i bambini che bagnano il letto nel sonno,

i bambini nella cui camera il lume si è spento all’improvviso,

i bambini cresciuti senza madre,

i bambini che l’infanzia, il sole, la luce, l’aria, le foglie, l’acqua, il badminton, le corse, le risate

hanno condannato alle tenebre.

 

Non vedi nulla davanti a te, né alle tue spalle. Ma qualcuno ti costringe a entrare nel buio. Ad andare verso un ipotetico avanti.

Trovare un’analogia

al tormento, alla pena di questa spinta

il bambino potrà soltanto se cresce, sopravvive, o magari – e questo è più raro – mette al mondo dei figli e in seguito alleva nipoti, e allora, settantenne,

seduto su una sedia in giardino nel sole di un giorno di luglio, mentre il nipotino o la nipotina giocano, ridono, danno la caccia agli insetti, sudati corrono a bere, ti sgusciano dalle mani e tornano a correre, sole e luce – l’ago nero punge a un tratto quella bolla luminosa,

e tutta l’essenza del vecchio bambino-poeta si contrae nella disperazione:

“Signore, il mio povero piccolo! Fai che non cada nel pozzo, afferralo, non lasciarlo andare!

Posagli una mano sulla fronte, restagli accanto, cantagli la notte una canzone che non gli faccia paura, dimora con lui nel suo cuore!…”

e sembra essere giunto il momento delle lacrime diluite e abbondanti di vecchio. Ma non ci sono lacrime, lo sguardo si fa di pietra, cieco. Vede e non vede:

i fantasmi di voci estranee, non familiari, non quelle, aliene – ma devi andare avanti, afferrare i fantasmi;

tasti l’irregolarità dei muri: cos’è?

sono crepe? porte? nicchie? lettere in bassorilievo?

Vuoti, dove si squaglia un dolcissimo orrore?

Niente; e il bambino, controvoglia, cedendo a un impulso misterioso, muove la mano tesa dall’alto al basso, allunga le estremità delle dita a tastare, afferrare, stringere;

e affila lo sguardo, accecato dal buio, per spingersi nell’oscurità e arrivare laggiù, alla curva del corridoio e oltre, fino a vedere la strada invisibile.

Con tutte le forze si allunga nel buio.

Questo è scrivere: vincere le tenebre facendosi tenebre.

E non c’è niente di bianco – farfalla, cavallo spettrale, semitono, luna, vento fosforescente – nel nero fiume dannato della poesia, che scorre verso una luce sconosciuta e inesistente.

 

Originale: “Природные воззрения славян на поэзию

 

Sergej Kruglov, nato nel 1966, ha studiato giornalismo a Krasnojarsk e ha poi lavorato come reporter nel giornale locale di Minusinsk. Nel 1999 è stato ordinato sacerdote della Chiesa ortodossa russa. È sposato e ha due figlie. Ha pubblicato tre libri di poesie. È una delle voci più significative della nuova generazione di poeti russi.


 

 

22 pensieri su “Visione naturale della poesia secondo gli slavi

  1. mi ha molto commosso, questa lettura, la tua traduzione viscerale…
    il bambino è curioso
    e questa bsua curiosità lo porta oltre la paura, oltre la soglia, oltre il buio…

    qualsiasi sia la sorpresa.

  2. Non è mia la traduzione, magari sapessi tradurre così dal russo, è di mirumir, al secolo Manuela Vittorelli, una luce nella blogsfera.

  3. Ti abbraccerei.
    E’ trovar scritto da un poeta grande ciò che si avverte nebulosamente, dentro, e si cova come una sensazione non condivisa, per paura che sia fuori dal solco.
    “Questo è scrivere: vincere le tenebre facendosi tenebre.”. è di un’umiltà disperata.
    Bellissimo.
    Grazie, mario, di cuore
    zena
    (reduce da febbroni e altro)

  4. l’ho tenuto per anni, sapevo che era un segno profondo, adesso che, condividendolo, sento le vostre voci, so che avevo ragione, grazie mirumir.

  5. “Al principe cadetto, l’ ultimo dei nove cigni stregati, la tunica di ortiche che deve disincantarlo giungerà con una sola manica : non s’ è avuto il tempo di terminare l’ altra…Egli conserverà tutta la vita la sua ala di cigno ; sarà uno di quegli esseri che – rari , inquietanti – serbano tutta la vita quella memoria della loro notte oscura e insieme del loro totem spirituale : una dolorosa , regale ala di cigno”

    Cristina Campo , Gli imperdonabili

  6. Un pasticcione oltretutto, Zolla.
    Letti molti suoi libri: molta erudizione, scarsissima penetrazione di quel che è spiritualità autentica, si tratti cristianesimo, induismo o alchimia.

  7. Ciurlava nel manico, di tutta la banda era il più ambiguo, ma lasciamolo riposare dov’è, meglio ricordare le cose buone e le parole di sua moglie.

  8. Ogni volta che mi viene fatto di seguire le tracce di Zena trovo meraviglie inattese, come questo tuo spazio. Un blog è uno strumento che può servire a molte istanze, anche melense, Ma bisogna pur compatire, se poi arrivi alla luce improvvisa di spazi come il tuo..
    Ti faccio i miei complimenti, per quello che può servire.
    A me serve assolutamente linkarti.
    🙂

  9. sentivo solo la nostalgia dei vecchi tempi, quando venivo sul tuo blog con le belle immagini degli animali…ma vedo che tutto è cambiato, come è giusto che sia.
    stammi bene Mario
    ciao!

  10. Non ti offendere, era un riferimento alla mia età che volge agli anta da diversi anni, che forse non si adatta più ad un topino da accudire, ma a un signor mario da sopportare e con cui conversare ascoltando le sue storie e le sue musiche se ti piacciono.
    Ma vedo che c’è qualcosa che allontana le persone da questa mia taverna, mi sta venendo un carattere di merda.

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