Discorso di capo rififi alla sua nazione

Diversamente da chillo stronzo che sta ‘n coppa a sto paese emmerda, sarò breve:

Tornare in questo posto mi dà i brividi, sento fantasmi ovunque e sto seduto in mezzo a un cerchio deserto, dove solo le ombre più care stanno a sentirmi. L’anno che stiamo gettando in discarica, il 2013, manco a dirlo, per non essere superstiziosi, è stato segnato, più che da ogni altra disgrazia, dalla morte.

Sono così tanti i morti memorabili di questi ultimi dodici mesi che per elencarli tutti ci vorrebbe un anno di tredici mesi, che peggiorerebbe senz’altro la situazione aprendo a altri trenta giorni di ulteriori, tragici, lutti, e non ne abbiamo proprio bisogno.

Lutti e malattie, chemioterapie e violenze, depressioni e angoscia, ci spingono a disperare, ma, per citare un famoso film distopico: “io sto qui, adesso, davanti a voi, assolutamente tranquillo. Perché?! Perché credo fermamente in qualcosa e voi no? No! Mi vedete qui, senza il minimo timore, perché mi ricordo, mi ricordo che sono qui, non grazie al percorso che scorgo davanti a me, ma grazie al percorso che mi sono lasciato alle spalle…”, così non dispero e lasciando da parte gli auspici rituali di un anno a venire migliore di quello passato, mi dico, e vi dico: non prevarranno, dolore e morte sono già condannati e i pericoli, le difficoltà, e i lutti che ci offrirà il nuovo anno ci renderanno più forti, e anche se cadremo, se anche perderemo la speranza, se anche saremo segnati nella carne più intima e cara, non saranno che i disordinati colpi, sconfitti e disperati di un nemico senza dignità e senza corpo, senza nessuna realtà che non siano quei brandelli di paura che noi, e noi soli, gli elargiremo nella nostra innata pietà.

Fa bene stare qui, davanti a nessuno, facendo deserte esortazioni che non porteranno delusioni, né illusioni, lasciandole risuonare tra le pareti virtuali di questo tempio desolato di memoria, che fu vivo, ma che mai è bastato.

Meglio, molto meglio che parlare nella piazza, davanti a tutti, i tutti che non sono più la mia nazione estinta, ma solo pratica virtuale di amicizia tecnica.

In conclusione, visto che é usanza ininterrotta citare qualcosa in questo mio sproloquio funebre per un anno che seppellisco con piacere, e che fra le tante speranze ce n’é una particolarmente viva, offrirò un liturgico brindisi, e chissà che presto o tardi non possiate leggere il resto.

“Cosa mangi stasera Beppe?”

“Non so, immagino che si debba festeggiare…”

“Mai festeggiare una vittoria, meglio bere alla salute di chi ha perso, la sconfitta è la regina della nostra vita e noi, suoi sudditi, la omaggiamo così, con un bicchiere alla sua salute, che è sempre ottima.”

“Come sai, come fai a sapere, quando ami veramente una donna, che quella è la donna con cui vuoi passare tutta la tua vita, Filippo?”

“Quando la perdi, immagino…”

“Dai, versa e piantala di dire stronzate, ho perso troppe donne per vivere con loro tutta la vita, ti immagini che inferno?”.

 

 

2 pensieri su “Discorso di capo rififi alla sua nazione

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