Mala testa

Era un bassorilievo, un ritratto di profilo, il naso si notava per primo, con quella gobba pronunciata, un naso forte. La bocca, una bocca così credo si chiami volitiva, non so cosa significhi ma credo che si dica così. I capelli erano acconciati a caschetto su una testa a pera con fronde tra le ciocche pettinate e con la frangetta che arrivava poco sopra le sopracciglia.  A dire il vero quella fronte inesistente non gli conferiva un’aria molto intelligente, un carattere deciso, ma non un’aquila. La cosa che mi disturbava era proprio la testa, così: a pera, non riuscivo a trovare una definizione che calzasse meglio, a scuola, quando ero giovane, l’avrei definito, papale papale, una testa di cazzo. Aveva l’aria tipica di uno con cui non hai voglia di averci a che fare, o lo subisci uno così o non hai niente da dirgli. una testa oblunga, coperta con quel ridicolo parrucchino, l’attaccatura dei capelli così bassa, come l’uomo di Cro Magnon.

Aveva gli occhi piccoli, da predatore, uno che prende moglie per convenienza di censo e la prima notte spiccia la cosa senza preliminari. Sì, quello sguardo fisso davanti a se, sprezzante, un uomo abituato a disprezzare chi si trova davanti, a meno che sia più potente di lui, o gli serva.

Il collo era potente, saldo ma non tozzo, una leggera camiciola dolcevita lasciava intravvedere un petto robusto, nascosto dalla ghirlanda di alloro che circondava il ritratto, ornata di nastri svolazzanti, come erano svolazzanti i nastrini che legavano la coroncina di foglie e bacche che gli cingeva il capo.

Girai la cartolina, l’opera si trova a Rimini, ti pareva… un vitellone, scolpita da un certo Simone Fiorentino e ritraeva Sigismondo Malatesta.

Malatesta… una testa di cazzo.

 

sigismondo malatesta

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