CAPODANNO

Per noi ortodossi, l’anno comincia oggi, l’anno liturgico, il cui corollario più prossimo, per vocazione e necessità è l’anno agricolo.
In sardegna il primo di settembre lo chiamano cabu d’an, capodanno, e così, invece di proporvi la lagna solstiziale del mio compleanno nevoso, comincio prima e anticipo l’anno, anno temibile, quello che verrà, ma in questo modo l’anno nuovo è già, prima che una data lo guasti, eccolo.

Lamenti, sempre che ti lamenti, sei il più amato di splinder e ti lamenti che nessuno ti commenta, ti meriteresti gli insulti che costellano centinaia di blog ben meglio intenzionati del tuo, in fondo tu cosa hai sempre cercato da queste pagine?
L’approvazione di una bella donna, il commento intelligente e franco di un uomo che stimi, tutte cose che faresti meglio a cercare nella vita, senza trovarti ogni capodanno con una bottiglia in mano da solo a lagnarti.

Oh si… l’amore, l’Amore, questo cerco, l’amore perduto, perso, l’amore per qualcosa che non esiste, qualcuno che non c’è e la cui mancanza mi è tanto insopportabile quanto indispensabile.
Cosa posso dire amiche care di passaggio, vi ringrazio devotamente per la vostra presenza e attenzione, e sconsideratamente per la vostra assenza.
L’anima di questo topo ha un debito che non sa come saldare.
Per fortuna sono ricco di famiglia, e posso pagare il mio debito per interposta persona.

Solon Lekkas, Aman Doktor, la canzone la conoscete già, è tradizionale dell’Asia Minore, e parla di amore, di come guarire da un amore spezzato, anzi di come si chiede di essere guariti, perchè guarire è impossibile, la malattia è la cura stessa.

Solon Lekkas, Aman Doktor

 

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