O Τέλος

Sono arrivato ieri sera, stanotte, all’ultima parola dell’ultima pagina.
Il titolo c’è, la storia mi piace.
Adesso, finita l’esperienza creativa, comincia il lavoro; trasformare quello che è uscito di getto in qualcosa di vero, che renda l’uscire di getto.

è giunta l’ora di tradire questa esperienza, che è l’unico modo di permettere a chi legge di fare a sua volta un’esperienza simile.
Troppe cose date per scontate da me, che ho davanti alla mente immagini chiare che il lettore non vede, limare le ridondanze dell’enfasi del sentimento, in modo che un sentimento sia accessibile a chi è diverso da me, insomma massacrare ciò che ho fatto, ciò che ho scritto, perchè non appartenga più a me, ma a chiunque abbia voglia di leggerlo.

“Bisogna uccidere i  propri cari” sono parole di Hemingway, che ho intenzione di mettere in atto, per salvare, alla fine, l’amore.

Questa musica ha accompagnato quasi tutta la scrittura del romanzo, è uno dei pezzi di musica migliore che io abbia mai sentito, nella storia, ad un certo punto è descritta, ma, in verità la permea totalmente.
Non solo questo naturalmente, la musica costella la scrittura, se volete è una specie di musical, ma nessun altra musica vorrei che illustrasse quello che ho scritto, spero di esserci riuscito, mi aspetta ancora un grande lavoro.

Vorrei che la mia scrittura seguisse i cambiamenti di sentimento di ritmo, di intensità e di luce di questo prologo, Taximi infatti significa prologo, introduzione, e questa storia non Sarà altro che una lunga introduzione, un lungo prologo ad un amore, un lungo fiume che può alla fine giungere al suo mare, un amore non si può descrivere che nei momenti di infelicità, solo pensare che questi cessino, ci da la dimensione di come sarà, ogni altra parola è futile e inadeguata.

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