Tania Tsanaklidou

Già qualcuno di voi la conosce, l’ho ascoltata molte volte e parlare di lei è ancora impegnativo e difficile, quasi come se avessi paura di ferirla.
Normalmente non mi pongo un problema di delicatezza come questo, scrivendo, ma di questa donna so così poco, e quello che so è qualcosa di ingombrante, di emozionante e insieme così complesso da intimorirmi.
Uno dei momenti musicali della Grecia moderna fu la cosiddetta “New wave”, che ovviamente non ha nulla a che vedere con il punk, ma è semplicemente la traduzione inglese di “Nouvelle vague”.
Com’è facile immaginare si tratta della fine degli anni ’50 e degli anni ’60; fisarmoniche, orchestre d’archi e vestiti di chiffòn.
Nel 1936 il dittatorello greco Metaxàs considerò che la musica rebetika, con i suoi temi di droga e disperazione e il suo nefasto influsso orientale, minasse il morale e lo spirito delle nuove generazioni greche tese al radioso futuro del progresso che avrebbe aperto le porte dell’europa delle nazioni e lo proibì, i tekèdes, le fumerie dove di ascoltava quella musica del diavolo furono chiuse e i gestori arrestati a meno che riconvertissero l’attività in qualcosa di più gradito al regime.
La New wave, fu quello che dopo la guerra si trovarono fra le mani le nuove generazioni che non conoscevano più la musica degli esuli anatolici, (che invece nella folta comunità americana era rimasta uno dei legami più forti con la patria), e la Francia era diventata vessillo di libertà ritrovata dopo la sconfitta dei tedeschi, centro mondiale della moda e della canzone.

Ma per quanto cerchi di capire Tania Tsanaklidou, di collocarla in quel contesto, mi sembra una fatica inutile, ricondurla ad un genere musicale o a un momento storico preciso, anche perché la sua lunga carriera musicale è continuamente aggiornata fino ad arrivare ad un raffinato post rock nato dall’incontro con il giovane compositore
Michalis Delta

La sua culla, la sua matrice è comunque la musica popolare, quella che per amore o per forza diventa, prima o dopo, “pop”.
So poco della sua carriere teatrale, tutto ciò che si può trovare della grecia e della sua cultura moderna, se si eccettuano un paio di poeti, uno scrittore di gialli, pochi grandi registi, qualche attrice e qualche cantante, è tutto rigorosamente relegato alla lingua greca, e senza conoscerla adeguatamente è difficilissimo informarsi.

Adesso smetto, smetto perché è inutile fare della storia per capire l’unica cosa che mi interessa di lei, il rapporto fondamentale che ha con l’amore e per quali tracce è giunta a me.

La bellezza di Tania è insieme materna, dolce, sfacciata e teatrale, come è teatrale la sua voce, della quale è inutile fare considerazioni o tentarne un elogio.
Il suo sguardo è racconto, storia e intimità, il suo sorriso nasconde ogni dolore e promette ogni felicità. Io non so nulla della Grecia di cui lei canta, della dolce vita ellenica, se mai ce n’è stata una, non amo particolarmente la musica che canta, non so se comprerei un suo disco, non vorrei neanche parlarne, per la paura, per la paura di scalfire la fragilità che vela ogni suo alito.
Fragilità che non si spaventa di nulla a dire il vero, che è capace di un senso tragico senza tempo, istrionico, ma senza l’enfasi da acropoli delle nostalgie classiche, ma col ronzio della verità che valica ogni pomposità di quegli arrangiamenti che mi farebbero chiudere qualsiasi video o brano di chiunque altra.

Tania Tsanaklidou è un mistero per me, mi rendo conto di quanto poco si può sapere di una donna, di quanto sia difficile avere chiarezza sui propri sentimenti quando ti illudi che possano bastare una voce, il suo timbro, una manciata di foto, per capire cosa possa rappresentare per te. E’ diversa da qualsiasi altra donna io abbia amato nel mio bizzarro modo di corteggiarne l’assenza, di assaggiarne il sangue attraverso il respiro di un suono o i toni di un’immagine.
Cercando qualche riferimento che mi sia consueto non trovo nulla, non ho mai ascoltato musica così, sono solo sprofondato in poche sue brevi interpretazioni e non ho più potuto liberarmi di lei, del suo volto che ha visto tutto, dalla sua voce da cui ascolterei tutto, dalla sua figura che sembra avere tutto, della sua bellezza che anche nell’età, come una poesia di Verlaine, non mi permette distrazione.

E pensando con rammarico alla qualità della musica nella televisione greca rispetto a quella nazionale del nostro paese, se avete tempo, c’è anche questo.

6 pensieri su “Tania Tsanaklidou

  1. Topo, che fai? Traslochi? Fammi sapere che mi dispiacerebbe perdere un così bel blog, ora con tutta questa musica….

  2. Per forza, qui sono messi come il sistema bancario internazionale, sono seduti sul niente, ho tempo fino a gennaio, sto decidendo la nuova piattaforma su cui aprire, lascerò tracce.

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